Etica, morale e giustizia

L'etica, la morale e la giustizia sono connesse.

Queste 3 cose, seppur distinte, lavorano assieme. Non ci può essere una senza l’altra e ora ve lo spiego.

L’etica è l’atteggiamento mentale che si ha su di sé per far andar bene le cose, l’etica è personale, in pratica è la persona stessa che è etica o no e lei stessa ne è completamente responsabile. Nessuno glie la può imporre, o lui è etico o non lo è in base alla propria considerazione.

Es. prendiamo un rapinatore: per lui “essere in etica” significa non spifferare agli sbirri,  non tradire i compagni e via dicendo. Questo è ciò che per lui “è il maggior bene” per la propria sopravvivenza e quella del suo gruppo.

La morale sono invece le regole di sopravvivenza, tacite o concordate, che vanno rispettate per la sopravvivenza del gruppo. Ogni gruppo ha i propri codici morali. Può essere definito gruppo quando è composto da almeno 2 persone.

Quindi vedremo che questo rapinatore se vuole continuare a sopravvivere nel suo gruppo deve rispettare questi codici morali, regole che però lui rispetterà sempre in base a ciò che lui considera etico o no.

Ci sono esempi famosi di criminali poi pentiti e passati dall’altra parte. Nessuno gli ha imposto di pentirsi, in ultima analisi la decisione finale spetta sempre e solo a loro. Quindi in questo esempio vediamo che costui ha a che fare con 2 gruppi (il suo e quello dei poliziotti) ed ognuno con i relativi codici morali. In ultima analisi la sua decisione finale sarà determinata da ciò che lui considera alla fine il maggior bene e cioè etico. Ci sono anche esempi di criminali che piuttosto di tradire il proprio gruppo preferiscono marcire in galera tutta la vita a dispetto dei benefici che potrebbero ottenere “convertendosi”.

Una persona fondamentalmente sà se ciò che sta facendo è giusto o sbagliato, ma a volte non non gli reale, oppure lo fa di proposito; una corretta valutazione dei dati viene fatta guardando le azioni che si stanno facendo e il bene o il danno che arrecano…”È più un bene o un danno?”, “Qual’è il maggior bene e il minor danno?” ecc. e in base a questa valutazione la persona può correggere la propria etica se vuole, e se non vuole farlo sa anche che prima o poi dovrà pagare il conto.

E ora passiamo alla giustizia. In questo mondo esistono gradi di forza e di potere, nemmeno l’uomo più forte del mondo riuscirebbe a spostare una montagna, quindi: o accetta le “leggi” della montagna, o ne subisce le conseguenze. La giustizia però subentra solo quando la persona ha fallito di applicare l’etica su sé stesso.

Ma ci sono anche persone che sono talmente “ceche” che non si rendono conto di ciò che stanno facendo, beh…a questo punto entrerà in gioco la giustizia perché sarà la vita stessa che li metterà in etica, qui non è più una faccenda personale, ma di giustizia. Una persona se vuole vivere in un gruppo non può continuare a fare quello che vuole perché lui lo ritiene etico, si deve adeguare ai codici morali di quel gruppo e se non lo fa sarà allora il gruppo stesso che gli imporrà di farlo. Non fraintendere l’etica e la giustizia, vanno capite nel proprio contesto.

Tornando al nostro rapinatore, se costui non rispetta i codici morali della società in cui vive sta rischiando grosso e questo lo sà, ma nonostante questo, la sua etica gli dice che è più giusto rimanere nel proprio gruppo, dopotutto è lui responsabile della propria vita.

Ma lui vive non solo nel proprio gruppo, ha a che fare anche e sopratutto con un gruppo molto più potente del suo che è composto da tutti i vari aspetti della vita, quindi: o lui continua così fintanto che gli va bene, oppure passa dall’altra parte e se non lo vuole fare subentra la giustizia del gruppo più forte, una cosa del tipo: “Ragazzo, o decidi di metterti in riga, oppure per te sono guai.

La giustizia subentra solo quando la persona non vuole mettere a posto la propria etica ma ripeto, l’etica è personale, non può essere imposta. La giustizia entra in azione quel tanto che necessita per fare in modo che la persona realizzi di quanto è sbagliato ciò che sta facendo, la giustizia è l’aiuto finale che gli viene dato per farlo rinsavire, poi come ho già detto, dipende sempre poi da lui il da farsi, difatti non è detto che applicare giustizia corregga la persona, lei può benissimo continuare a pensarla come prima, quindi che si fa? Si continua ad applicare giustizia, questo è l’unico aiuto che gli si può dare, che lui lo accetti o meno. Se tu vedi uno che si sta buttando da un ponte che fai, lo lasci fare perché è giusto per lui? Farai di tutto per farlo rinsavire, o no?

A questo punto vien da porsi una domanda: “Ma qual’è davvero il maggior bene?”. La risposta è molto semplice: “Il maggior bene è ciò che porta il maggior bene ai maggiori aspetti della vita”.

Non tutti lo realizzano o lo vogliono realizzare, sono affari loro, sta difatti che se non ci arriva lui ci arriverà qualcun altro per lui.

La cosa corretta è applicare giustizia quel tanto che serve per farlo rinsavire e una volta che è uscito da questa aberrazione realizzerà ciò che stava per fare…e a questo punto la giustizia non servirà neanche più. Tu hai portato il tipo a realizzare e ad allinearsi ai codici morali del gruppo al quale lui ha deciso di appartenere che sono appunto il maggior bene per quel gruppo.

Legge
La legge sono l’insieme di codici che si presume (da chi li ha scritti) apportino il maggior bene per la società. I codici di legge diventano tali quando l’esperienza ha dimostrato che apportano beneficio, quindi si può affermare che sono codici morali ufficializzati e messi per iscritto come dati stabili di sopravvivenza.